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Famiglia Caracciolo

(1564 – 1806) Nel 1564, con rogito del notaio Bernardino Brusatori di Fermo, Domizio Caracciolo, figlio di Giovan Battista, rilevò dal nobile finanziere genovese Basadonna la terra di Atripalda consegnandogli in cambio ducati 33.000 ed il feudo di Gallarate nello Stato di Milano. Il Re di Spagna Filippo II, con atto sottoscritto il 20 dicembre del 1572 in Madrid, concedette a Domizio Caracciolo il titolo di Duca di Atripalda "in considerazione di gran nobiltà di sua famiglia". Con strumento rogato il 6 maggio del 1581 Marino Caracciolo, 2° Duca di Atripalda e figlio di Domizio, in nome di Crisostoma Carafa sua moglie, comprò dalla regia Corte per sé ed i suoi eredi la città di Avellino. Al medesimo Marino Caracciolo, Duca di Atripalda, ed ai suoi eredi il Re di Spagna Filippo II accordò, il 25 aprile 1589, il titolo di Principe della città di Avellino.
La cittadina irpina con i Caracciolo visse un periodo di grande splendore dal 1564 fino al 1806, epoca in cui venne abolita la feudalità. Nel ducato di Atripalda dopo Domizio, I° Duca di Atripalda, della prestigiosa famiglia Caracciolo si susseguirono Marino I, valoroso cavaliere distintosi a Lepanto, Camillo, Marino II, Francesco Marino I, Marino III, Francesco Marino II, Marino Francesco I, Giovanni e Marino Francesco II. I Caracciolo, con una programmazione rivoluzionaria, seppero incentivare le risorse dell'intera valle bagnata dal Sabato. Le filande, l'industria del ferro, la lavorazione della rame, della carta e della lana concorsero ad assicurare agli atripaldesi un elevato tenore di vita – superiore a quello del vicino Capoluogo – tanto che in quel periodo non furono censiti "cittadini poveri" tra la popolazione. Notevole impulso venne assicurato al mondo della cultura che conobbe, grazie al mecenatismo dei Caracciolo, l'Accademia degli Incerti.