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Giuseppe Cammarota

(1764 - 1800) Atripaldese di nascita, fu vittima della feroce reazione borbonica che fece seguito alla caduta della Repubblica Partenopea nel 1799. Compì i suoi studi a Napoli e lì visse la sua fervida esperienza di repubblicano. Nella sua casa di Napoli, in via Santa Maria d'Ogni Bene, accolse con entusiasmo i capi della rivolta Mario Pagano, Domenico Cirillo, Eleonora Fonseca Pimentel e tutta l'ufficialità della flotta francese al comando dell'ammiraglio La Touche; divenne capitano della Guardia Nazionale e si distinse nel consolidamento della Repubblica, mentre il Borbone si trovava in fuga alla volta della Sicilia. Tutto ciò non sfuggì alle spie del Cardinale Ruffo che nel frattempo organizzava l'armata della Santa Sede composta dal fior fiore dei delinquenti, fra cui il feroce Fra Diavolo, sicché al ritorno di Ferdinando sul trono di Napoli, uno dei primi ad essere arrestati fu lui. Il Cammarota fu giustiziato il 4 gennaio 1800 in piazza Mercato. Prima di lui furono impiccati il giornalista Giacomo Antonio Gualzetti, il sacerdote Marcello Eusebio Scotti e l'ufficiale Nicola Ricciardi. Quale reo di stato (ribelle a Dio e al Re) gli vennero sequestrate tutte le sue ricche proprietà di Napoli, Atripalda e Taurasi.