Farmacie di Turno

Settimana dal 22/01 al 28/01/2017

FARMACIA SEPE 

Piazza Umberto I, 48

Atripalda - Tel. 0825 626367
ORARI DI APERTURA

Domenica  chiuso
Lunedì 08:00 - 13:30 16:00 - 20:30
Martedì 08:00 - 13:30 16:00 - 20:30
Mercoledì 08:00 - 13:30 16:00 - 20:30
Giovedì 08:00 - 13:30 16:00 - 20:30
Venerdì 08:00 - 13:30 16:00 - 20:30
Sabato  chiuso

 

FARMACIA CAPOZZI

Via Aversa, 113

Atripalda - Tel. 0825 610299

ORARI DI APERTURA

Domenica 00:00 -  24:00
Lunedì 07:30 - 13:30 15:30 - 20:30
Martedì 07:30 - 13:30 15:30 - 20:30
Mercoledì 07:30 - 13:30 15:30 - 20:30
Giovedì 07:30 - 13:30 15:30 - 20:30
Venerdì 07:30 - 13:30 15:30 - 20:30
Sabato  chiuso

 

FARMACIA CENTRALE

Via Piazza, 3/5

Atripalda - Tel. 0825 626233

ORARI DI APERTURA

Domenica  chiuso
Lunedì 08:30 -13:00  16:00 -20:30
Martedì 08:30 -13:00  16:00 -20:30
Mercoledì 08:30 -13:00  16:00 -20:30
Giovedì 08:30 -13:00  16:00 -20:30
Venerdì 08:30 -13:00  16:00 -20:30
Sabato chiuso

  FARMACIA SANTA RITA

Via Appia, 64

Atripalda Tel. 0825 626355

ORARI DI APERTURA

Domenica  chiuso
Lunedì  00:00 -13:00  16:00 -20:00
Martedì 09:00 - 13:00 16:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00 16:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00 16:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00 16:00 - 20:00
Sabato   chiuso

 

 

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    5 x Mille
    Italian English

    Alfonso Dinacci

    (1832 – 1881) Nato ad Atripalda, appena sedicenne partì per i campi di battaglia del Lombardo-Veneto e arruolato nel corpo volontario napoletano, al comando del generale Guglielmo Pepe, combattè nella Prima Guerra d'Indipendenza. Sempre alle dipendenze del generale Pepe, prese parte alla difesa di Venezia e, quando fu inevitabile la resa contro le forze austriache, assolutamente superiori per numero, fu costretto all'esilio come molti altri combattenti. Nel 1860 fu tra i Mille di Garibaldi e successivamente nell'Esercito dell'Italia Meridionale, in qualità di luogotenente dei Cacciatori Siculi, e poi Capitano promosso per meriti di guerra.

    Leggi tutto: Alfonso Dinacci

    Pietrantonio Vegliante

    (1796 – 1878) Nato a Napoli da famiglia originaria di Forino, si stabilì e visse fin dalla prima giovinezza ad Atripalda. Patriota fervente, aderì giovanissimo alla Carboneria, introducendola a Chiusano nel 1818 e diffondendola ad Atripalda. Nel 1820-21 fu capitano dei Legionari e oratore della Tribù Partenza della Carboneria irpina. Arrestato nella reazione borbonica ed espulso dal Regno, nel dicembre 1822 fu respinto dallo stato romano, e fu detenuto nel carcere di San Francesco a Napoli. La Gran Corte Criminale di Avellino il 22 settembre 1824 lo mise in libertà, assoggettandolo però alla cauzione di ben mille ducati e sottoponendolo alla vigilanza della polizia. Venne nuovamente arrestato nel 1828.
    Medico umanista, coltissimo, disponibilissimo e disinteressato, cominciò a distinguersi in occasione del colera del 1837: Atripalda, a causa del suo mercato settimanale, fu uno dei primi centri ad essere attaccato dal morbo, gli altri medici si chiusero nelle loro case e solamente il Vegliante si prestò ad assistere gli ammalati, dopo poco tempo egli stesso fu colpito dal morbo, che lo ridusse in fin di vita.
    Membro della società Economica di Principato Ultra, dopo l'Unità fu consigliere provinciale e operosissimo sindaco di Atripalda nel 1869-1878.

    Famiglia Caracciolo

    (1564 – 1806) Nel 1564, con rogito del notaio Bernardino Brusatori di Fermo, Domizio Caracciolo, figlio di Giovan Battista, rilevò dal nobile finanziere genovese Basadonna la terra di Atripalda consegnandogli in cambio ducati 33.000 ed il feudo di Gallarate nello Stato di Milano. Il Re di Spagna Filippo II, con atto sottoscritto il 20 dicembre del 1572 in Madrid, concedette a Domizio Caracciolo il titolo di Duca di Atripalda "in considerazione di gran nobiltà di sua famiglia". Con strumento rogato il 6 maggio del 1581 Marino Caracciolo, 2° Duca di Atripalda e figlio di Domizio, in nome di Crisostoma Carafa sua moglie, comprò dalla regia Corte per sé ed i suoi eredi la città di Avellino. Al medesimo Marino Caracciolo, Duca di Atripalda, ed ai suoi eredi il Re di Spagna Filippo II accordò, il 25 aprile 1589, il titolo di Principe della città di Avellino.
    La cittadina irpina con i Caracciolo visse un periodo di grande splendore dal 1564 fino al 1806, epoca in cui venne abolita la feudalità. Nel ducato di Atripalda dopo Domizio, I° Duca di Atripalda, della prestigiosa famiglia Caracciolo si susseguirono Marino I, valoroso cavaliere distintosi a Lepanto, Camillo, Marino II, Francesco Marino I, Marino III, Francesco Marino II, Marino Francesco I, Giovanni e Marino Francesco II. I Caracciolo, con una programmazione rivoluzionaria, seppero incentivare le risorse dell'intera valle bagnata dal Sabato. Le filande, l'industria del ferro, la lavorazione della rame, della carta e della lana concorsero ad assicurare agli atripaldesi un elevato tenore di vita – superiore a quello del vicino Capoluogo – tanto che in quel periodo non furono censiti "cittadini poveri" tra la popolazione. Notevole impulso venne assicurato al mondo della cultura che conobbe, grazie al mecenatismo dei Caracciolo, l'Accademia degli Incerti.

    Luigi Barbarito

      (Atripalda 1922) È un vescovo cattolico italiano. Ha studiato presso il seminario diocesano    di Avellino e presso quello pontificio regionale "Pio IX" di Benevento. Ordinato sacerdote il    20 agosto 1944, si è laureato presso la Pontificia Università Gregoriana dei padri Gesuiti      nel luglio del 1947 in "diritto canonico". Nel 1951 ha retto la chiesa di San Francesco      d'Assisi a Borgo Ferrovia in Avellino. A novembre 1953, dopo aver conseguito il diploma per   la preparazione al servizio diplomatico della Chiesa, ha cominciato l'apostolato all'estero, come delegato apostolico in Oceania. Dopo essere stato nominato vescovo titolare di Fiorentino dal pontefice Paolo VI, nel periodo 1969 - 1975 ha ricoperto le due cariche di Nunzio Apostolico in Haiti e Delegato Apostolico delle Antille. È stato poi Nunzio Apostolico in Senegal, Burkina Faso, Niger, Mali, Mauritania, Guinea Bissau e Capo Verde, poi nominato Nunzio Apostolico in Australia e fino al 1997 in Gran Bretagna. Attualmente è membro della Congregazione per le Cause dei Santi, presso la Santa Sede. Ha ricevuto dal Consiglio internazionale la Interfaith Medallion, per aver favorito le relazioni tra cristiani e varie fedi del mondo; Elisabetta II gli ha concesso l'onorificenza di Cavaliere Onorario di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano.

    Raffaele Aversa

    (1906 - 1944) Nacque in provincia di Roma, a Labico, dove il padre Alfonso, atripaldese, comandava la locale stazione dei Carabinieri. Dopo gli studi classici al "Colletta" di Avellino, il giovane Aversa si arruolò nell'Arma Benemerita frequentando l'Accademia di Modena. Volontario in Africa, partecipò anche alla campagna in Russia.
    Il 25 luglio 1943 curò l'arresto di Mussolini a Villa Savoia; nei giorni seguenti il Capitano Aversa, tentò di organizzare una eroica resistenza ai nazisti ma braccato dalle squadre speciali delle "SS", nonostante gli aiuti avuti da parte di fraterni amici atripaldesi, venne rintracciato ed arrestato. L'attentato di Via Rasella segnò la sua fine.
    Il Comune di Atripalda, per ricordare questo eroe, fece apporre sulla facciata della casa dei genitori in Via Cammarota una lapide marmorea che, rimossa all'indomani del sisma del 23 novembre 1980, nella confusione di quei giorni andò smarrita. Nel 1994, in occasione delle celebrazioni indette in tutta Italia per la ricorrenza del "25 aprile", la Sezione di Atripalda del Movimento Sociale Italiano, chiese con un pubblico documento al Commissario Prefettizio della Città del Sabato, dottoressa Carla Pallante, di adoperarsi affinché il Comune restituisse al ricordo della cittadinanza la figura del Capitano Aversa.

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